La piccola chiesa campestre di Santa Vitalia, la martire sarda cui i simalesi sono particolarmente devoti, si eleva poco fuori il centro abitato di Simala, in cima al colle di Santu Giuanni dove, un tempo, esisteva una chiesa intitolata a San Giovanni Battista con un piccolo camposanto che ha accolto le spoglie dei defunti fino al febbraio del 1839.
Dell’edificio sacro eretto in onore della Santa, grazie anche alla donazione di un fondo di proprietà del Giudice simalese Eugenio Cancedda, si fa menzione già nel 1892 nell’istanza di un sacerdote in cui si ravvisa la necessità di “avere maggiori spazi per poter accogliere la moltitudine di fedeli che ogni anno si recavano a Simala dai vicini paesi per celebrare il culto della Santa”.
Il piccolo santuario a navata unica venne consacrato nel 1910 e tanti furono i simalesi che in denaro e prodotti cerealicoli contribuirono alla sua costruzione prima, e alla sua manutenzione poi, come si rileva dai relativi documenti trascritti nel 1896 dal sacerdote Don Eugenio Fonnèsu.
Santa Vida, anticamente, veniva festeggiata a Simala due volte all’anno: il 14 maggio per ricordare “il 14 maggio 1891”data di arrivo del simulacro e il 1° lunedì di ottobre, come tutt’ora avviene.
La festa di maggio era conosciuta come Santa Vida de is pastoris perché erano, appunto, i pastori, o comunque i proprietari di capi ovini che la finanziavano dando, ogni anno, un agnello in onore della Santa fino a formare un piccolo gregge di cui non esiste più traccia già alla fine degli anni Sessanta.
