Simala
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Il portale, con arco a tutto sesto in laterizio e piedritti e capitelli in pietra, conduce ad un grande complesso a corte un tempo appartenuto alla famiglia Cancedda. 

Il compendio, di importante pregio storico-architettonico e ambientale, originariamente munito di un secondo ingresso carraio e di un accesso pedonale all’ala nobile, alla morte dell’ultimo erede diretto Mario, avvenuta nel 1918 nel campo di prigionia di Mauthausen in Germania, ha subito diversi frazionamenti e appartiene oggi a vari proprietari.

L’intero complesso edilizio era costituito da un’ala più antica di origine settecentesca, il cui committente fu Giuseppe Cancedda, grande possidente terriero nato nel 1787, e da un palazzetto neoclassicheggiante appartenuto al nipote Eugenio (padre di Mario) deceduto nel 1916.

L’abitazione più antica, “is domus”, termine di derivazione romana che nella parlata campidanese indica i singoli ambienti della casa, riferibile al '700, è a due livelli ed è caratterizzata dal classico portico ad archi. Costruita dirimpetto al portale d’ingresso, è circondata da una immensa corte che degrada verso la via pubblica, in selciato corredato da una serie di elementi in pietra disposti a formare dei piccoli canali di scolo che permettono alle acque meteoriche di essere convogliate verso la strada. Separati dalla casa vera e propria, sono anche presenti numerosi annessi rustici e loggiati, che occupano un’ala della grande corte, destinati al ricovero degli animali e degli attrezzi per il lavoro contadino. Non mancano l’orto e l’agrumeto. Nel cortile, addossato al palazzo, vi è anche un apposito locale costruito nell’Ottocento atto a ospitare un frantoio per la molitura delle olive con una grande ruota in pietra che veniva azionata da un asino o dal cavallo.