È un portale archivoltato con soprastante piccionaia e copertura in coppi sardi disposti sopra l’incannicciato. Esso immette in una grande corte in cui un tempo era presente un’abitazione dallo stile tipico della casa campidanese, di cui rimangono poche tracce.
L’anno di costruzione del portale è il 1890. Committente fu Giuseppe Mascia padre dell’ultimo proprietario.
Sullo stipite destro dell’ingresso, come in altri stipiti di portali simalesi, compare la sigla “E 209” riferibile agli anni Cinquanta del Novecento e alla battaglia sostenuta dall’Ente regionale per la lotta antimalarica in Sardegna contro la zanzara anofele portatrice della malattia.
Il Comune di Simala, cui va oggi la proprietà dell’intero compendio, già da tempo ha avviato una prima ristrutturazione con l’intento di realizzare una “casa delle tradizioni” di modo che essa possa accrescere l’attrattiva turistica verso le risorse naturali, architettoniche e culturali di Simala e del territorio che la circonda e promuova la conoscenza dei prodotti di questa terra ricca di storia.
L’ultimo intervento si deve all’architetto Martino Picchedda il cui progetto fa riferimento al Cretto di Burri, situato nella località di Gibellina Vecchia, completamente rasa al suolo durante il terremoto del Belice del 1968.
Dopo il sisma la città fu interamente trasferita in altra zona e sulle sue vecchie macerie, tra il 1985 e il 1989, Alberto Burri ha realizzato una delle più grandi opere di land art europee.
