L’immobile, comunemente noto come Monte Granatico, è di proprietà comunale, ma un tempo era compreso fra i beni della Parrocchia.
Se ci atteniamo a quanto riportano i documenti che indicano il 1685 come anno di fondazione del primo Monte Granatico a Simala, le fondamenta del locale potrebbero riferirsi a quel periodo.
È il momento in cui i vescovi della Diocesi di Usellus-Ales-Terralba, per far fronte alle necessità di coloro che vivevano nel territorio, diedero avvio all’istituzione dei Monti Granatici che garantivano un prestito in grano e in orzo ai contadini bisognosi che dovevano restituirlo, con un interesse molto basso, nel periodo dell’immagazzinamento delle granaglie. Dal 1780 i Monti Granatici furono affiancati dai Monti Nummari che prestavano denaro per l’acquisto di buoi e di attrezzi da lavoro. In ogni villaggio, la gestione era affidata al parroco coadiuvato da un censore e dal cosiddetto depositario. Questi disponevano di una cassa con serratura a tre chiavi che poteva aprirsi solo in presenza dei tre amministratori.
La diffusione dei Monti Granatici dalla nostra diocesi si allargò a tutta la Sardegna. Essi svolsero un’opera meritoria a far data dalla fine del 1600 fino all’Ottocento quando iniziò il loro lento declino.
A Simala, la struttura svolse la sua funzione fino a pochi anni dopo la 2a Guerra Mondiale, poi, non più utilizzata per i fini per cui era sorta e priva di manutenzione, cadde in stato di abbandono. Solo negli anni Ottanta, insieme all’adiacente Oratorio del Santissimo Rosario, fu ceduto dalla Curia al Comune che provvide al suo completo recupero.
