È un portale archivoltato in conci di pietra lavorata. La chiave di volta indica il 1920 come anno di costruzione. Il committente e proprietario fu Don Umberto Diàna, nato nel 1893, o il padre di lui, Valerio.
Il portale è provvisto di un infisso ligneo dalle forme semplici e squadrate. Sull’anta destra, a indicare il portello d’ingresso, è presente il battiporta in ghisa e la maniglia di tipo saliscendi.
Esso è l’ingresso ad una casa con raddoppio in altezza e a corte retrostante dove sono presenti un nucleo abitativo più antico, presumibilmente settecentesco, che conserva arredi della cultura rurale e contadina.
Parte interessante nella corte sono i ruderi della casa del fattore, colui che veniva assunto dal ricco possidente e assumeva la direzione del lavoro campestre sostituendo in tutto e per tutto il padrone.
Il fattore prendeva decisioni, impartiva ordini e assumeva i servi agricoli e le spigolatrici.
Il cortile di ogni casa a corte, come questa, disponeva anche di un pozzo la cui acqua serviva per tutti gli usi familiari.
Nella memoria dei più anziani rimane il ricordo del tempo in cui si andava ad attingere con la brocca da questa fontana allorquando nel 1946, nel momento in cui i pozzi pubblici si erano prosciugati, un bando comunale obbligò l’utilizzo dei pozzi privati per la popolazione che non ne disponeva.
Nello stesso cortile è inglobata oggi l’area nella quale, durante la Seconda guerra mondiale, l’amministrazione comunale aveva realizzato un rifugio antiaereo.
